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martedì 5 giugno 2012

Ancora sul legame tra i preti pedofili di Boston e il rapimento di Emanuela Orlandi

 

Il cardinale negli Usa dopo il rapimento 

Fonte: fabrizio peronaci - corriere della sera | 05 Giugno 2012 tramite Diritti Globali

Law trasferito da Roma a Boston. La sigla «Phoenix» che sfidò i sequestratori

ROMA — C'è stato anche questo e nessuno ha mai neanche provato a spiegarlo, nell'intrigo che ha coinvolto le segrete stanze vaticane, cancellerie di mezzo mondo e servizi di intelligence dell'Est e dell'Ovest attorno alla scomparsa di una ragazzina divenuta sua malgrado il simbolo delle macchinazioni più feroci: un momento in cui sembrava fatta, era fatta. La trattativa per il rilascio della figlia del «postino» papale non era incerta o in corso: eraconclusa. Siamo a fine settembre 1983. Lo Stato, nella persona di un agente del Sisde, bussò a casa Orlandi: «Emanuela tornerà tra 10-15 giorni, ma mi raccomando, portatela fuori, lontana dai giornalisti, è molto provata...». Papà Ercole, mamma Maria, il fratello Pietro e le altre tre sorelle si abbracciarono. Erano passati tre mesi. Novanta giorni da incubo: ogni ora un messaggio, una rivendicazione, un depistaggio, un pugno alla bocca dello stomaco quando al telefono si faceva vivo l'«Amerikano»....
È quella promessa caduta nel vuoto, quell'annuncio fallace che gettò nella costernazione gli Orlandi la lente da usare, oggi, per mettere a fuoco gli ultimi inquietanti sviluppi sulla pista che lega il sequestro di Emanuela, ma anche della coetanea Mirella Gregori, ai preti pedofili di Boston. Perché il giovane 007 Giulio Gangi, che in seguito si rimangiò le parole dette, comunicò l'imminente lieto fine? Già, da chi l'aveva saputo? La «ragazza con la fascetta» a settembre — dunque — era indubitabilmente viva, il che autorizza a spazzar via ogni ricostruzione che la vuole morta prima?

lunedì 4 giugno 2012

Un movente sessuale dietro le sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori?


A meno che non ci troviamo di fronte all'ennesima campagna di disinformazione, prende sempre più corpo l'ipotesi che lega il rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori a torbidi moventi di natura sessuale. Ed è a mio avviso l'ipotesi più credibile e plausibile.

Dal Corriere della Sera 

 

La missiva che annunciava l'uccisione dell'ostaggio e' stata spedita da boston

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori
e la pista dei preti pedofili a Boston

I legami con la città dello scandalo: una lettera col timbro postale di «Kenmore Station» e le telefonate dell'«Amerikano»


Manifesti per Emanuela Orlandi e Mirella GregoriManifesti per Emanuela Orlandi e Mirella Gregori
ROMA - C'è un filo robusto - rimasto sottotraccia nelle decine di faldoni dell'inchiesta aperta da 29 anni presso la Procura di Roma - che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori allo scandalo dei preti pedofili a Boston. Una vicenda che nel 2002 sconvolse la Chiesa cattolica, lasciò sgomenti milioni di fedeli americani per i sistematici abusi su minori coperti dai vertici ecclesiastici e portò alle dimissioni dell'arcivescovo Bernard Francis Law, poi tornato a Roma nel 2005 in qualità di arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.
Mirella, Emanuela. Due ragazzine quindicenni accomunate da un atroce destino: la prima sparì nel piazzale di Porta Pia il 7 maggio 1983, dopo aver detto alla mamma che doveva incontrarsi con gli amici, e la seconda (figlia del messo pontificio di Wojtyla) il successivo 22 giugno, all'uscita della lezione di flauto a Sant'Apollinare. Un duplice mistero che da tre decenni fa perdere il sonno agli investigatori. E che - considerata l'ipotesi di una mai chiarita Vatican connection - solletica fantasie, ambizioni e congetture di stuoli di giallisti, detective, giornalisti, persino veggenti. L'ultimo colpo di scena, il 14 maggio, ha portato all'apertura della tomba del boss Enrico De Pedis, sepolto nella basilica a ridosso della scuola di musica della «ragazza con la fascetta».

Una manifestazione per la Orlandi (Corbis)Una manifestazione per la Orlandi (Corbis)
Ma ora c'è di più. Un timbro, un fermo posta: entrambi localizzati in Kenmore Station, nel centro di Boston. L'uno agli atti, l'altro no. Il primo risale alle prime rivendicazioni dell' affaire Orlandi-Gregori, il secondo fu usato dall'associazione pedofila Nambla (North American Man Boy Lover Association) ed è emerso 19 anni dopo. Vale la pena spiegarlo, questo indizio principe. Metterlo a fuoco, contestualizzarlo.

mercoledì 23 maggio 2012

Emanuela Orlandi: fu un rapimento (e un delitto) a sfondo sessuale?

Afferma Padre Amorth, il capo mondiale degli esorcisti (!), che Emanuela Orlandi fu vittima di un delitto a sfondo sessuale. E a me sembra l'ipotesi più verosimile. Non si capirebbe altrimenti quale arma di ricatto avrebbe potuto costituire nei confronti delle alte gerarchie ecclesiastiche il rapimento della figlia di un modesto dipendente del Vaticano. E se, come sembra ipotizzare Pietro Orlandi il fratello di Emanuela che ostinatamente non rinuncia alla ricerca di "verità e giustizia", le rivendicazioni della Banda della Magliana verso il Vaticano nascevano dalla mancata restituzione degli ingenti capitali fatti affluire, attraverso il Banco Ambrosiano di Calvi, alla 'Santa' Sede per finanziare il movimento polacco di Solidarnosc (tanto caro a Karol Woytila) a cosa serviva coinvolgere una vittima innocente come Emanuela? D'altro canto la cronaca passata e recente ci ha fornito numerosi episodi di membri del clero coinvolti in storie di pedofilia e di torbidi delitti a sfondo sessuale (si pensi al caso di Elisa Claps). 

 

Da La Stampa

Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa

 nel 1983 a Roma

 

Padre Amorth: "Orlandi, fu un delitto a sfondo sessuale"

Il capo degli esorcisti:

"Attirata in una trappola"

GIACOMO GALEAZZI
città del vaticano
«E' un delitto a sfondo sessuale», sostiene il capo mondiale degli esorcisti, padre Gabriele Amorth. L'anziano sacerdote, molto stimato da Benedetto XVI, rivela a La Stampa una pista interna per la scomparsa nel 1983 della cittadina vaticana davanti alla chiesa di Sant'Apollinare, da poco riferita riservatamente ai familiari della ragazza.

«Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come "reclutatore di ragazze" anche un gendarme della Santa Sede. Ritengo che Emanuela sia finita vittima di quel giro - spiega padre Amorth - Non ho mai creduto alla pista internazionale, ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e occultamento del cadavere». E ancora: «Nel giro era coinvolto anche personale diplomatico di un'ambasciata straniera presso la Santa Sede».